Giulianova è una meta ideale per un soggiorno estivo di tre o quattro giorni, soprattutto per chi desidera alternare spiaggia, passeggiate serali, cultura e itinerari in bicicletta.
Non è una destinazione da “spuntare” in poche ore. Giulianova dà il meglio se la si percorre a piedi e in bici, lasciando spazio a un pranzo di pesce vicino al porto, a un tramonto dal Belvedere, a una visita alle chiese e ai musei civici, oltre alle passeggiate lungo la costa.
Con questa guida pratica e approfondita potrai organizzare il viaggio, conoscere le attrazioni imperdibili, i luoghi meno conosciuti e affidarti ai nostri consigli per le migliori spiagge.
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Giulianova: mare e città alta

Questa città è divisa in due anime complementari: Giulianova Lido, sviluppatasi soprattutto dal Novecento grazie anche al porto peschereccio, e Giulianova Alta, il nucleo storico sorto nel XV secolo sulla collina. Questa doppia identità è la chiave per visitarla bene: il mare va vissuto con lentezza durante il giorno, mentre il borgo alto è perfetto nel tardo pomeriggio, quando il panorama sull’Adriatico e le temperature più miti invitano a camminare.
Salire a Giulianova Alta è come cambiare completamente scenario: le stradine strette, i palazzi nobiliari e gli scorci improvvisi sull'Adriatico raccontano ancora oggi l'impianto voluto dal duca Acquaviva.
Per capire meglio di cosa stiamo parlando,a pprofondiamo le origini del nome della città: nel Trecento passò sotto il dominio della potente famiglia Acquaviva, duchi di Atri, che ne fecero la propria residenza principale fino a quando, il 20 luglio 1460, una violentissima battaglia combattuta lungo il fiume Tordino tra le truppe aragonesi e quelle angioine rase al suolo l'abitato.
Fu allora che accadde qualcosa di davvero raro nella storia urbanistica italiana. Invece di ricostruire la città sulle proprie rovine, il duca Giulio Antonio Acquaviva d'Aragona decise di fondarne una completamente nuova su un'altura a circa 70 metri sul livello del mare, poco distante dal sito precedente.
Il 31 maggio 1471 il re di Napoli Ferdinando I autorizzò ufficialmente il progetto, e nacque così "Giulia" (o "Giulia nova"), che nei secoli avrebbe assunto il nome attuale di Giulianova. Al duca fu concesso persino il privilegio di invitare le popolazioni dei dintorni a trasferirsi nella nuova città, garantendo loro casa e terreno da coltivare fuori dalle mura.
Gli storici dell'architettura hanno più volte ipotizzato che il piano urbanistico originario di Giulia fosse opera di grandi nomi del Rinascimento come Luciano Laurana (già attivo alla corte di Urbino) o, dopo la sua morte nel 1479, Francesco di Giorgio Martini, tra i massimi esperti di architettura militare e urbanistica ideale dell'epoca.
Il risultato è una città a pianta quadrangolare, cinta un tempo da mura fortificate con sette torri, costruita secondo i canoni della "città ideale" rinascimentale: un caso più unico che raro sull'Adriatico centrale, al pari di quanto avvenne, nello stesso torno di anni, per la celebre Pienza in Toscana.
Il cuore della città vecchia è Piazza della Libertà, dove si trova la statua di Vittorio Emanuele II e su cui si affacciano alcuni degli edifici più importanti del Polo Museale Civico.
Passeggiando tra corso Garibaldi, via del Popolo e via Acquaviva si incontrano palazzi storici, chiese (oltre al Duomo, meritano una sosta la chiesa di Sant'Antonio, risalente al Cinquecento, e la chiesa di Sant'Anna) e uno dei punti panoramici più suggestivi della città: il Belvedere, una terrazza affacciata sulla costa da cui, nelle giornate più limpide, lo sguardo spazia dal mare fino alla catena del Gran Sasso. È lo stesso punto vista che ammirava Vincenzo Bindi, storico e mecenate ottocentesco a cui la città deve buona parte del proprio patrimonio museale, dalla sua abitazione poco distante lungo corso Garibaldi.
Il Duomo di San Flaviano, gioiello del Quattrocento adriatico

Se il centro storico è il cuore di Giulianova Alta, il Duomo di San Flaviano ne è senza dubbio il simbolo. Costruito a partire dagli anni Settanta del Quattrocento e completato, nelle sue rifiniture, entro i primi decenni del Cinquecento, il duomo fu concepito fin dall'inizio come perno dell'assetto urbanistico della città rinascimentale di Giulia.
Ciò che colpisce chiunque lo veda per la prima volta è la sua pianta ottagonale, una scelta architettonica rara per l'epoca e per l'area adriatica, sormontata da una imponente cupola a calotta semisferica che, cronologicamente, precede persino quella di San Pietro a Roma, iniziata solo nel 1506.
Le spesse mura in cotto, i beccatelli e le caditoie che coronano l'edificio gli conferiscono un aspetto quasi fortificato, in linea con il pragmatismo difensivo tipico del secondo Quattrocento: un dettaglio da non perdere per chi ama l'architettura, perché rende il Duomo di San Flaviano il primo esempio del genere nell'Abruzzo adriatico.
L'interno, oggi piuttosto sobrio a seguito dei restauri del 1926 e del 1948 che riportarono l'edificio alla purezza delle linee quattrocentesche, ospita comunque opere di scultori del Novecento come Venanzo Crocetti e Francesco Coccia, oltre alle stazioni della Via Crucis realizzate a carboncino da Aligi Sassu. Una curiosità che pochi conoscono: la cupola, oggi rivestita in coppi di cotto, era in origine ricoperta di maioliche smaltate di azzurro, pensate per essere visibili come un faro dal mare a notevole distanza, prima che gli interventi del secondo dopoguerra ne modificassero l'aspetto.
Il Santuario della Madonna dello Splendore e la leggenda di Bertolino

Poco distante dal Duomo, sulla sommità nord della collina, sorge il Santuario della Madonna dello Splendore, uno dei luoghi mariani più noti del Centro e Sud Italia e meta ogni anno di numerosi pellegrinaggi. La sua origine è legata a una leggenda che i giuliesi custodiscono con affetto da quasi cinque secoli.
Secondo la tradizione, il 22 aprile 1557 un contadino locale di nome Bertolino, mentre riposava all'ombra di un ulivo dopo aver raccolto legna, fu avvolto da una luce abbagliante: al centro di quella luce apparve la Vergine Maria, che gli chiese di avvisare il popolo e il clero di Giulianova che aveva scelto quel colle come propria dimora, e di farvi costruire un santuario. Bertolino, dapprima non creduto e persino malmenato per aver raccontato la visione, ricevette secondo la leggenda un secondo segno: la mano del suo aggressore rimase paralizzata, cosa che convinse la popolazione della veridicità del racconto. Fu allora organizzata una processione fino al luogo dell'apparizione, dove, sempre secondo la tradizione, sgorgò una sorgente d'acqua miracolosa ai piedi dell'albero.
Al di là della leggenda, gli storici hanno ricostruito una vicenda più articolata: la cronaca secentesca del monaco celestino Pietro Capullo, scritta un secolo dopo i fatti, sembra aver confuso la data incisa sulle arcate d'ingresso del portico con quella effettiva del presunto miracolo. Ciò che è certo è che il complesso, retto per secoli dai padri celestini e poi, dal 1847, dai frati cappuccini, oggi ospita oltre alla chiesa anche il convento, il Museo d'Arte dello Splendore e la Biblioteca "Padre Candido Donatelli".
Il Polo Museale Civico: tra pinacoteca, archeologia e scultura
Chi ha qualche giorno in più a disposizione può dedicarlo al Polo Museale Civico, un piccolo ma sorprendente sistema di sedi sparse nel centro storico, che permette di attraversare secoli di storia locale in un percorso a piedi di poche decine di minuti.
Il fulcro è la Pinacoteca Civica "Vincenzo Bindi", ospitata nell'omonimo palazzo di famiglia lungo corso Garibaldi e riaperta nel 2021 dopo un lungo restauro, dopo diciassette anni di chiusura.
Più che una semplice galleria, è una vera casa-museo che conserva gli ambienti così come apparivano quando Bindi, storico e umanista giuliese, li abitava insieme alla moglie e ai numerosi artisti che frequentava. La collezione, che conta circa 450 opere, spazia su oltre tre secoli di pittura meridionale, con nomi come Jusepe de Ribera, Luca Giordano e Francesco Solimena, fino ai paesaggisti della Scuola di Posillipo e ai grandi abruzzesi dell'Ottocento come Francesco Paolo Michetti e Costantino Barbella.
Proseguendo verso Piazza della Libertà si incontra la Sala di Scultura "Raffaello Pagliaccetti", dedicata al celebre scultore giuliese dell'Ottocento, affiancata dalla Cappella gentilizia De Bartolomei. Da qui, in pochi minuti a piedi lungo via del Popolo, si raggiunge il Museo Archeologico "Torrione La Rocca", ospitato in una delle antiche torri difensive della città rinascimentale (le altre due, chiamate "il Buscione" e "il Mozzone", non esistono più). Dal 2001 la torre conserva i reperti della romana Castrum Novum Piceni (antico nome di Giulianova): anfore, vasellame e soprattutto alcune interessanti lucerne istoriate, prodotte proprio a Castrum e imbarcate dal suo porto per raggiungere angoli lontani dell'Impero romano.

Il lungomare monumentale e Palazzo Kursaal
Scendendo verso il mare, Giulianova cambia completamente volto. Il lungomare monumentale, alberato di palme, oleandri e pini marittimi, è il cuore della vita estiva della città e ospita alcuni begli esempi di edilizia liberty, come Villa Paris-Costantini e Villa Gasbarrini.
L'edificio più rappresentativo di questa stagione architettonica è però Palazzo Kursaal, costruito una prima volta nel 1913 come elegante club marino e poi ricostruito, dopo la demolizione subita durante la Prima guerra mondiale, in stile liberty con influenze neoclassiche sedici anni più tardi. Danneggiato nuovamente durante la Seconda guerra mondiale, fu infine acquistato e sistemato dal Comune, che ancora oggi lo utilizza come sede di mostre, eventi culturali e iniziative pubbliche. Vale la pena fermarsi qualche minuto anche solo per ammirarne la facciata, uno dei pochi esempi di architettura del primo Novecento rimasti intatti sulla costa teramana.

I Caliscendi: la nicchia segreta del porto di Giulianova

Se c'è un luogo a Giulianova che raramente finisce nelle guide turistiche più generiche, ma che merita assolutamente una deviazione, è il molo sud del porto, dove si trovano i cosiddetti Caliscendi (in dialetto locale "calescinne"). Si tratta di piccole baracche di pesca in
legno, rialzate su palafitte, dotate di lunghe braccia mobili a cui vengono agganciate le reti da pesca chiamate "bilance": la risposta giuliese ai più celebri trabocchi della Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti, ma con un'identità e una storia proprie.
A differenza dei trabocchi teatini, spesso trasformati in ristoranti panoramici, i Caliscendi di Giulianova sono rimasti per lungo tempo legati quasi esclusivamente alla pesca tradizionale, gestiti da poche famiglie di pescatori che li tramandano di generazione in generazione.
Negli ultimi anni, però, qualcosa sta cambiando: il molo sud è stato impreziosito da circa 1.600 mattonelle in ceramica dipinte a mano da maestri artigiani di Castelli, e ogni estate, il giovedì sera, l'associazione Caliscendi organizza Calistelle, una rassegna che unisce degustazioni di piatti della tradizione marinara giuliese e vini del territorio, passeggiando lungo la banchina tra le vecchie baracche di pesca.
Il consiglio pratico è di dedicare al molo sud una passeggiata al tramonto: è uno dei punti in cui la luce del sole si riflette sull'acqua con maggiore intensità, e capita ancora di incrociare qualche pescatore intento a calare le reti, in un contesto che profuma di autenticità più di qualunque altra zona del lungomare.
Quali spiagge scegliere a Giulianova
Il litorale di Giulianova si estende per circa cinque chilometri, con tratti che in alcuni punti superano i duecento metri di ampiezza, il che permette di evitare gli assembramenti anche nei giorni di maggiore afflusso turistico.
La sabbia è fine e dorata, il fondale digrada dolcemente, ed è proprio questa combinazione ad aver garantito alla città il riconoscimento della Bandiera Blu per numerose edizioni consecutive, oltre alla Bandiera Verde assegnata dai pediatri italiani alle spiagge più sicure per i bambini. La spiaggia di Giulianova è soprannominata spiaggia d’oro, in virtù della colorazione che assume con le luci del tramonto ma anche perché è un vero e proprio gioiello della costa abruzzese.
Alcuni consigli pratici per organizzare le giornate in spiaggia:
Stabilimenti attrezzati o spiaggia libera: il litorale alterna stabilimenti balneari ben organizzati, con ombrelloni, lettini, docce e servizi per famiglie, a tratti di spiaggia libera. Chi viaggia senza auto troverà comodo scegliere una zona vicina al lungomare centrale, ben servita da bar e ristoranti e raggiungibile a piedi dalla stazione in una decina di minuti.
Spiaggia accessibile "Mare per tutti": tra i lidi Serenella e Negril si trova un'area di spiaggia libera attrezzata con passerelle e carrozzine sedie-mare per l'accesso in acqua delle persone con disabilità.
Spiaggia per cani: chi viaggia con il proprio animale può usufruire di un tratto di spiaggia libera dedicato, sulla costa nord tra gli stabilimenti Dino's e Costa Verde.
Pista ciclabile sul lungomare: l'intero litorale è affiancato da una pista ciclabile che corre parallela alla spiaggia, ideale per spostarsi rapidamente tra un lido e l'altro o per una pedalata rinfrescante nelle ore più calde.
Periodo consigliato: giugno e la prima metà di settembre offrono il miglior compromesso tra clima caldo e minore affollamento; luglio e agosto restano i mesi di punta, con il lungomare che si anima ogni sera di bancarelle, musica e locali all'aperto.
Per chi cerca invece un'esperienza di mare più selvaggia e naturale, a pochi chilometri a sud del centro, al confine con Roseto degli Abruzzi, si trova la Riserva Naturale Regionale del Borsacchio: circa 1.100 ettari tra calanchi e costa, con spiagge libere non attrezzate, dune di sabbia e un'importante area di nidificazione per uccelli come il fratino. Non è la scelta ideale per una giornata di relax con bambini piccoli (mancano quasi del tutto i servizi), ma è perfetta per una gita fuori dagli schemi, magari in bicicletta lungo la ciclovia.

Cosa mangiare a Giulianova di tipico
Nessuna visita a Giulianova può dirsi completa senza aver assaggiato il brodetto alla giuliese, il piatto simbolo della tradizione marinara cittadina. Le sue origini, come per molti piatti "poveri" della cucina di mare adriatica, risalgono al XIX secolo, quando i pescatori preparavano il brodetto a bordo delle imbarcazioni utilizzando i pesci di scarto, quelli che per qualità o dimensione non trovavano posto tra il pescato da vendere.
Rispetto alle varianti più note di Pescara e Vasto, il brodetto giuliese si distingue per l'ampia varietà di pesce utilizzato, che può comprendere almeno nove o dieci specie diverse, tra seppie, triglie, sogliole, palombo, coda di rospo, pannocchie, scorfano, merluzzo e frutti di mare.
La preparazione segue ancora oggi regole precise tramandate di famiglia in famiglia: il pesce viene disposto nel tegame di terracotta in rigoroso ordine di durezza di cottura e, soprattutto, non va mai girato con il mestolo, ma il tegame va semplicemente "scosso" (in dialetto, "trizzicato") per amalgamare i sapori senza rompere le carni del pesce.
Il brodetto si serve tradizionalmente accompagnato da fette di pane abbrustolito, spesso strofinato con aglio, da inzuppare nel sughetto, e non è raro che a fine pasto arrivi in tavola anche un piatto di spaghetti ripassati nel sugo di cottura.
Oltre al brodetto, la costa teramana offre naturalmente tutta la gastronomia di mare tipica dell'Adriatico centrale: crudi di pesce, grigliate miste, la classica frittura (in particolare con i calamari fritti), gli scampi e le cozze pescate proprio dal mercato ittico locale. Per un'esperienza più autentica, vale la pena orientarsi verso i ristoranti a conduzione familiare del centro storico o del porto, magari proprio in occasione della rassegna estiva Calistelle organizzata tra i Caliscendi del molo sud.
