Chi cerca cosa vedere vicino Napoli si trova davanti a un problema piacevole: nel raggio di un'ora di viaggio dal capoluogo campano si concentrano due siti UNESCO archeologici, un vulcano ancora attivo che si può salire a piedi, tre isole, una penisola famosa per i limoni e uno dei più antichi orti botanici d'Europa.
Il rischio, semmai, è sprecare la giornata in un solo posto, oppure rincorrere le mete più affollate senza sapere che a pochi chilometri ce n'è un'altra, meno nota e altrettanto bella.
Per seguire un itinerario utile, prima di tutto suggeriamo di arrivare a Napoli con Itabus, approfittando della comodità di un viaggio su un pullman moderno e attrezzato per rendere piacevole il tragitto.
Da qui puoi scegliere cosa visitare tra le 10 mete che ti consigliamo nei dintorni, luoghi che mostrano il volto più intatto, variegato e affascinante della Campania costiera.
Pozzuoli e l'anfiteatro dei gladiatori

Pozzuoli è, insieme a Cuma, la porta d'ingresso dei Campi Flegrei. Un tempo era chiamata Puteoli (piccoli pozzi), probabilmente per le numerose sorgenti termominerali presenti in zona, fu uno dei principali porti commerciali dell'Italia romana: da qui passavano il grano egiziano, la seta, le spezie.
Oggi è una cittadina di mare con un porto vivace, il lungomare e un centro storico affacciato sul golfo.
L'Anfiteatro Flavio è il motivo principale per fermarsi. Costruito in età flavia, è tra i più grandi anfiteatri dell'Italia romana. Il fascino sta soprattutto sotto l'arena, dove si conservano quasi intatti i sotterranei: è possibile camminare nei corridoi di manovra dove sostavano le gabbie dei gladiatori e delle belve feroci, osservando gli scivoli in pietra e i fori quadrati sui soffitti attraverso cui venivano sollevati i macchinari scenici mediante verricelli e argani a contrappeso.
Nel centro di Pozzuoli si trova il cosiddetto Tempio di Serapide, in realtà un antico mercato (macellum). Le tre colonne ancora in piedi sono forate da molluschi litodomi, che vivono in mare: un segno che l'area, in epoche diverse, è stata sommersa dal mare e poi riemersa. Il monumento, citato anche dal CNR come testimone del bradisismo, è oggi chiuso per lavori di consolidamento, ma le colonne si vedono dall'esterno. È uno dei pochi posti al mondo in cui la geologia si legge su un monumento.
Il Rione Terra è la rocca che sovrasta il porto, abitata fino al 1970, quando il bradisismo costrinse allo sgombero dell'intero borgo. Dopo decenni di abbandono e restauri è stato progressivamente riaperto dal 2014, con il percorso archeologico sotterraneo nella Puteoli romana.
Baia, Bacoli e Cuma: la Riviera dei Romani e l'antro della Sibilla

Spostandosi da Pozzuoli verso il promontorio di Miseno si entra nella parte più suggestiva dei Campi Flegrei, quella che per i Romani era un'unica grande area di villeggiatura e di potere militare. Qui servono almeno mezza giornata, meglio una intera: le tappe sono diverse e ognuna merita calma.
La seconda tappa del nostro itinerario è Baia, frazione di Bacoli, il luogo dove, in epoca romana, i patrizi venivano a rilassarsi, tra terme, ville affacciate sul mare e banchetti.
Oggi il Parco archeologico delle Terme di Baia conserva gli edifici termali disposti a terrazze lungo la collina, mentre nel Castello aragonese di Baia ha sede il Museo archeologico dei Campi Flegrei, con reperti provenienti da tutta l'area, tra cui il Ninfeo risalente all'epoca dell'imperatore Claudio, proveniente da Punta Epitaffio.
Il sito più singolare però è sott'acqua. Il bradisismo ha portato sotto il livello del mare parte della Baia romana: oggi il Parco Sommerso di Baia, area marina protetta, si visita in immersione, con maschera e boccaglio oppure in battello con vano sottomarino, partendo dal porto di Baia. È una delle esperienze più insolite da fare durante una vacanza in zona: nuotare sopra mosaici, pavimenti e statue di una villa di duemila anni fa.
Tuttavia, se c'è un luogo di questa guida che potrebbe sorprenderti più di altri, questo è la Piscina Mirabilis, a Bacoli.
Non è una piscina: è una colossale cisterna romana scavata nel tufo, costruita per rifornire d'acqua potabile la flotta militare di stanza a Miseno, uno dei principali porti dell'impero.
La navata, con la sua foresta di pilastri e la luce che entra dall'alto, ricorda una cattedrale sotterranea; i viaggiatori del Grand Tour, tra il Seicento e l'Ottocento, la raccontavano come una meraviglia, e il nome ("mirabilis") è l'eredità di quell'ammirazione.

L'ingresso è solo accompagnato, con accesso contingentato e uso del caschetto, e richiede prenotazione. Le giornate di apertura sono limitate, concentrate nel fine settimana e con un calendario che cambia per stagione, quindi è consigliato di controllare il calendario aggiornato prima di partire.
Cuma è, per la tradizione storica, una delle più antiche colonie greche d'Occidente, nata nell'VIII secolo a.C. Il Parco archeologico di Cuma, esteso su circa 50 ettari alle pendici del Monte di Cuma, è la tappa più amata dagli appassionati di mitologia: qui si trova l'Antro della Sibilla, la lunga galleria trapezoidale scavata nel tufo, dove secondo Virgilio la Sibilla cumana scriveva i suoi responsi sulle foglie.
La storia vera dell'antro, come spesso accade, è meno poetica del mito e più interessante. Il nome si deve ad Amedeo Maiuri, che nel 1932 scavò il monumento alla ricerca dei luoghi descritti dal poeta latino; il Parco lo collega oggi al sistema di fortificazione dell'acropoli.
Nulla toglie alla suggestione: la galleria, con i bracci laterali che lasciano filtrare la luce, è una delle esperienze più scenografiche dei dintorni di Napoli. L'ingresso all'antro è limitato a 25 persone alla volta. Dalla terrazza dell'acropoli, con il Tempio di Giove (trasformato in cattedrale nell'età cristiana) e il Tempio di Apollo, la vista arriva fino al mare. Calcola 2-3 ore per visitare con calma l'acropoli.

Ercolano: la città romana che Pompei tiene in ombra

Ercolano è un caso di scuola di quella che i giornalisti di viaggi chiamano "la sorella minore". È un errore: l'antica Herculaneum, a una decina di chilometri da Napoli, è più piccola di Pompei, ma conservata in un modo che Pompei non può offrire.
Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., Ercolano fu sepolta non da lapilli e cenere ma da flussi piroclastici che sigillarono gli edifici.
La sigillatura anaerobica e la carbonizzazione termica hanno conservato ad Ercolano materiali organici che altrove sono andati irrimediabilmente polverizzati: solai in legno di abete e cedro, porte d'ingresso con cardini in ferro, tramezzi scorrevoli, tavoli da pranzo, culle per neonati, ceste di stoffa, pagnotte di frumento, fichi secchi e persino le tubature idriche in piombo (fistulae).
La visita richiede tra le 2 e le 3 ore.
Cosa vedere nel Parco Archeologico
I Fornici e i resti degli scheletri dei fuggiaschi: l'antico litorale marino di Ercolano si trovava a ridosso delle mura della città (oggi la linea di costa è arretrata di oltre 500 metri).
Lungo la banchina romana si aprivano dodici ambienti a volta usati originariamente come rimesse per imbarcazioni e magazzini portuali. Durante gli scavi degli anni '80 sono stati rinvenuti qui gli scheletri di oltre 300 persone radunate nel disperato tentativo di sfuggire all'eruzione via mare, uccise all'istante dall'onda termica del primo flusso piroclastico.
L'area dei fornici, restaurata con passerelle pedonali moderne, è il punto emotivamente più toccante del Parco.
La Casa del Tramezzo di Legno: splendido esempio di casa patrizia italica, deve il suo nome a una straordinaria parete divisoria scorrevole in legno a tre battenti, ancora munita di anelli d'aggancio in bronzo, che separava l'atrio dal tablino per garantire la privacy della famiglia.
La Casa dei Cervi e il Sacello degli Augustali: la Casa dei Cervi è una sontuosa villa a corte affacciata verso l'antico golfo, dotata di un lussuoso criptoportico finestrato e di un giardino decorato da gruppi scultorei in marmo, tra cui due cervi assaliti da un branco di cani.
Poco lontano, il Sacello degli Augustali (il centro del culto imperiale della città) conserva affreschi monumentali raffiguranti Ercole che entra nell'Olimpo scortato da Minerva e Giunone.
Mav - Museo Archeologico Virtuale: a 200 metri dagli scavi, questo polo multimediale permette, grazie a visori, ologrammi 3D e installazioni interattive, di esplorare Ercolano e la magnifica Villa dei Papiri com'erano poche ore prima dell'eruzione del 24 ottobre del 79 d.C.
Se nel tuo itinerario vuoi includere anche Pompei, ti consigliamo di consultare la nostra guida completa di Pompei, per non perdere nessuna delle attrattive principali.
Vesuvio, trekking sul cratere

Il Vesuvio domina qualunque foto del golfo. È un vulcano attivo, la cui ultima eruzione risale al 1944, ed è il simbolo geologico di tutto ciò che si racconta in questa guida: senza di lui non ci sarebbero né Pompei né Ercolano da visitare.
Hai un'opportunità che pochi vulcani offrono: salire fino al bordo del cratere per un breve sentiero, accessibile anche ai non esperti.
Il percorso più celebre e frequentato è il sentiero n. 5, "Il Gran Cono", parte dal piazzale a quota 1.000 metri, nel territorio comunale di Ercolano, e sale fino a circa 1.170 metri.
È lungo circa 4 chilometri tra andata e ritorno e richiede, secondo il Parco, circa 2 ore e mezza. Il panorama sul golfo, e nelle giornate limpide fino a Ischia e Capri, è l'unico vero premio.
Occorre sapere che il biglietto va acquistato online prima di salire. Il Parco Nazionale del Vesuvio specifica che l'accesso al Gran Cono è consentito esclusivamente con pre-acquisto: non esiste una biglietteria all'ingresso.
Cosa portare: scarpe chiuse (il fondo è lapilli e sabbia vulcanica), acqua, un capo antivento: a 1.000 metri la temperatura è sensibilmente più bassa di quella della costa.
Se il Gran Cono è al completo, il Parco gestisce anche altri sentieri, verifica sul sito ufficiale del Parco Nazionale del Vesuvio le condizioni di accesso.
Lungo le pendici del vulcano, inoltre, prosperano da secoli vitigni autoctoni (Piedirosso o Per' e palummo, Caprettone, Aglianico e Coda di Volpe) che danno origine al celebre vino DOC Lacryma Christi del Vesuvio.
Prenota una sosta con degustazione in una delle cantine agricole situate tra Trecase e Boscotrecase: i calici vengono accompagnati dal pane casereccio cotto a legna, formaggi locali e il celebre Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP, coltivato in asciutta e conservato a grappoli legati con spago di canapa sulle terrazze delle masserie vulcaniche.
Se oltre a queste tappe vorresti approfondire tutte le meraviglie che il capoluogo campano offre, rimandiamo al nostro articolo Cosa vedere a Napoli, un itinerario dedicato esclusivamente alla città.
Procida: l'isola dei colori, dei pescatori e di un carcere

Procida è la più piccola delle isole del golfo di Napoli, con circa 4 chilometri quadrati.
Si attraversa a piedi in circa quaranta minuti, ma proprio le sue dimensioni permettono di vedere in una giornata tre luoghi molto diversi.
Iniziamo da Marina Corricella, il borgo di pescatori più fotografato del Golfo: case colorate sovrapposte a gradoni, barche tirate in secca, archi e scalette. L'immagine è così nota che si rischia di arrivare con aspettative troppo alte. Il segreto è non limitarsi alla foto: scendere dalle scalinate e perdersi tra le cantine-magazzino e i vicoli, sedersi a mangiare dove il pescato si vede passare.
A circa 90 metri sul mare, il nucleo fortificato dell'isola era il rifugio contro le incursioni saracene. Qui, a Terra Murata, si trovano l'Abbazia di San Michele Arcangelo, fondata, secondo la tradizione locale, dai Benedettini nell'XI secolo e oggi sede di mostre ed eventi, e il Palazzo d'Avalos, costruito nel Cinquecento come residenza dei governatori dell'isola.
Nel 1830 fu trasformato in carcere borbonico e rimase penitenziario fino al 1988. È un luogo dalla bellezza severa, visitabile con visite guidate su prenotazione: l'ex cortile centrale, i corridoi delle celle singole e l'infermeria permettono di capire un aspetto della storia del Sud spesso dimenticato.
Sul lato opposto dell'isola, la Marina di Chiaiolella e la Spiaggia del Pozzo Vecchio (offrono un tratto di mare più riparato. Da qui si vede l'isolotto di Vivara, riserva naturale statale, collegata a Procida con un piccolo ponte.
Ischia: castello sul mare, giardini e terme

Ischia è l'isola più grande del Golfo, un'isola vulcanica ricca di acque termali, fumarole e giardini. Da Procida la traversata dura 20-30 minuti; da Napoli, in aliscafo dal Molo Beverello in circa un'ora, oppure in nave dalla Calata Porta di Massa in circa un'ora e mezza.
Come itinerario consigliamo di visitare il Castello Aragonese, un piccolo mondo di terrazze, chiese semidiroccate, giardini e antiche prigioni.
Lo si sale con un ascensore scavato nella roccia che arriva fino a 60 metri. Il castello sorge su un isolotto ed è collegato per mezzo di un ponte in muratura lungo 220 m all'antico Borgo di Celsa, conosciuto come Ischia Ponte.
Ischia è anche una destinazione termale, perciò suggeriamo una tappa ai Giardini Poseidon, il più grande parco termale dell'isola, dopo aver controllato le date di chiusura stagionale. Se cerchi il verde, ci sono anche i giardini La Mortella, a Forio, creati da Susana Walton, moglie del compositore William Walton.
Il consiglio più utile per chi visita l'isola in una giornata: non provare a "fare tutta Ischia". L'isola ha tre ambienti (il castello a est, i giardini a ovest, il Monte Epomeo al centro) distanti tra loro: scegline due e usa i mezzi pubblici o un taxi per spostarti tra l'uno e l'altro.
Vico Equense, una perla della Penisola Sorrentina

Vico Equense è il primo paese della penisola sorrentina che si incontra arrivando da Napoli, ed è un errore trattarlo come una semplice fermata sulla strada per Sorrento.
Sorge sul sito dell’antica Aequa, di cui il poeta latino Silio Italico celebrava i vini. L’attuale borgo murato fu fondato nel XIV secolo da Carlo II d’Angiò, e di quell’epoca resta il simbolo del paese: la Chiesa della Santissima Annunziata.
Il campanile è cinquecentesco, e il sagrato si affaccia a picco sul mare: è il miglior belvedere del paese, da qui potrai scattare delle splendide foto come ricordo della vacanza.
L’Antiquarium “Silio Italico”, nel palazzo comunale, è un museo che espone reperti italici, etruschi e greci, mentre il Museo Mineralogico Campano, aperto nel 1992, custodisce migliaia di minerali da tutto il mondo.
Il lato più sorprendente è il mare. Una strada pedonale scende dal paese alle spiagge di Marina di Equa, mentre lungo la statale, verso nord, si trovano le Terme dello Scrajo: uno stabilimento fondato nel 1895, alimentato da acque sulfuree che sgorgano anche in mare.
Non è il bagno tranquillo e inodore a cui sei abituato: l’odore di zolfo è parte dell’esperienza.
A Vico Equense, secondo le guide locali, è nata la pizza a metro: impasto più alto e soffice di quello napoletano, servita in lunghe teglie rettangolari da tagliare a fette. Tra i prodotti tipici della zona, da provare anche il Provolone del Monaco.
Castellammare di Stabia e la Funivia del Monte Faito

Spesso trascurata dai circuiti internazionali a favore delle vicine Pompei ed Ercolano, Castellammare di Stabia (l'antica Stabiae) possiede un patrimonio archeologico e montano tra i più straordinari della Campania.
La città sorge all'inizio della Penisola Sorrentina e offre un contrasto unico: a valle le lussuose residenze estive degli imperatori e patrizi romani, a monte i boschi di faggio a quota 1.100 metri raggiungibili con una spettacolare corsa in funivia.
Per questo la consigliamo come ultima tappa dell'itinerario sui dintorni di Napoli.
Tra le attrattive da vedere, da non perdere la Funivia del Faito ("La Panarella"): attiva stagionalmente (in genere da fine marzo o inizio aprile fino a inizio novembre) gestita dall'EAV. È una delle funivie a campata unica più ardite d'Europa. In appena otto minuti la cabina sale dai 6 metri sul livello del mare della stazione ferroviaria fino ai 1.102 metri del Monte Faito, sorvolando boschi verticali e offrendo un panorama a strapiombo sul Vesuvio, Napoli e la costa del golfo.
Se desideri fare trekking sul Faito, dalla stazione a monte partono i sentieri del CAI che conducono alla Croce della Cananea, alla sorgente dell'Acqua Santa e al Molare (1.444 metri s.l.m.), la vetta più alta dei Monti Lattari da cui la vista spazia contemporaneamente sul Golfo di Napoli e sul Golfo di Salerno con Positano e Amalfi ai propri piedi.
Passeggiando tra i faggi secolari, si incontrano le storiche "neviere", grandi cavità scavate nel terreno dove in passato veniva ammassata e pressata la neve invernale protetta da foglie di faggio, per conservare il ghiaccio da trasportare poi d'estate al porto di Napoli.
A differenza di Pompei (città commerciale) ed Ercolano (cittadina residenziale), Stabiae era il rifugio di lusso assoluto dell'aristocrazia senatoria di Roma. Le ville qui rinvenute sono colossali dimore d'otium costruite sul ciglio della collina di Varano:
Villa San Marco: con oltre 11.000 mq di estensione, è una delle ville romane più vaste mai scavate. Conserva un atrio monumentale decorato da affreschi, una piscina privata (natatio) di oltre 30 metri di lunghezza circondata da platani colonnati (di cui sono visibili i calchi delle radici nel terreno) e un quartiere termale privato con mosaici pavimentali intatti.
Villa Arianna: celebre per la qualità raffinata delle pitture parietali (qui fu rinvenuto il celeberrimo affresco della Flora o Primavera di Stabia, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli), si apre con un monumentale peristilio e vani residenziali con vista a picco sul mare. L'accesso alle Ville di Stabia è spesso meno affollato rispetto agli altri siti vesuviani, consentendo un contatto calmo e profondo con la pittura romana di I secolo.
Castellammare è storicamente nota come la "Città delle Acque" per la presenza di 28 sorgenti minerali diverse. Prima di rientrare, assaggia i tradizionali Biscotti di Castellammare (biscotti allungati aromatizzati alla vaniglia, nati nel 1848 per le ciurme delle navi poiché non irrancidivano in mare), venduti nei tipici cartocci cilindrici blu di carta paglia.
Se vuoi prolungare la tua permanenza e scoprire altri tesori in Campania, non può mancare un itinerario dedicato alla Costiera Amaliftana, per innamorarsi definitivamente di luoghi considerati unici da turisti di tutto il mondo.
Infine, per una panoramica ancora più esaustiva, suggeriamo di includere anche una tappa a Caserta, dove potrai visitare molti luoghi incantevoli oltre alla celeberrima Reggia.
Prendi spunto da questi consigli per pianificare il tuo prossimo viaggio a Napoli e dintorni con Itabus.