Messina è la porta della Sicilia, il primo lembo d'isola che si incontra scendendo dal continente, e insieme uno dei suoi angoli meno raccontati.
Può capitare di vederla solo di passaggio, come una tappa intermedia prima di Taormina o delle Isole Eolie.
Eppure visitare Messina è una scelta azzeccata in qualunque stagione, perché si affaccia su uno dei bracci di mare più scenografici del Mediterraneo.
Con Itabus puoi raggiungere facilmente il centro storico e seguire questo itinerario, consigliato sia a chi non è mai stato in Sicilia, sia a chi conosce già l'isola ma non è mai stato a Messina.
In questo articolo ti racconteremo le attrazioni principali e alcune chicche per intenditori, fornendoti indicazioni pratiche valide sia in piena estate sia nelle altre stagioni.
Il Duomo di Messina e il suo straordinario orologio astronomico

Piazza duomo è il cuore monumentale della città, uno spazio scenografico dove convivono la Cattedrale, il Campanile con l’orologio astronomico e la Fontana di Orione.
Dedica a questa piazza almeno un’ora, o di più se vuoi assistere allo spettacolo dell’orologio e visitare gli interni del Duomo.
Come gran parte della città, il Duomo ha una storia segnata da distruzioni e rinascite: danneggiato da un incendio nel 1254, raso al suolo dal terremoto del 1908 e nuovamente colpito dai bombardamenti alleati del 1943, l'edificio che vediamo oggi è frutto delle ricostruzioni del Novecento, fedeli nell'aspetto alle forme medievali originarie.
Ma è il campanile, alto oltre 60 metri, ad aver reso Messina famosa in tutto il mondo. Al suo interno è racchiuso quello che diverse fonti definiscono l'orologio meccanico e astronomico più grande e complesso al mondo, progettato dalla ditta Ungerer di Strasburgo su incarico dell'arcivescovo Angelo Paino e inaugurato il 15 agosto 1933. La torre attuale sostituì quella antica, crollata nel terremoto del 1908, in un momento in cui la città cercava simboli di rinascita.
Ogni giorno, allo scoccare di mezzogiorno, un complesso sistema di leve e contrappesi anima decine di statue dorate per circa dodici minuti: il leone di Messina, alto quasi quattro metri, solleva il vessillo cittadino e ruggisce tre volte, mentre il gallo dorato canta e le eroine Dina e Clarenza, protagoniste della difesa della città durante i Vespri Siciliani del 1282, battono le ore suonando le campane.
Sul lato del campanile rivolto verso la cattedrale si trova invece la parte propriamente astronomica: un planetario che riproduce il sistema solare e lo zodiaco, una sfera che mostra le fasi lunari e un calendario perpetuo aggiornato automaticamente.
Il nostro consiglio, per godersi lo spettacolo delle 12:00, è di arrivare in Piazza Duomo con almeno un quarto d'ora di anticipo, perché la piazza si riempie rapidamente sia in estate sia durante i weekend delle altre stagioni.
Il campanile è visitabile anche all'interno: salendo le scale si osservano da vicino gli ingranaggi che muovono l'intero meccanismo, fino a raggiungere un belvedere con vista a 360 gradi sulla città e sullo Stretto — un punto di osservazione perfetto anche nelle giornate più fredde e terse dell'inverno, quando l'aria limpida permette di scorgere con chiarezza la costa calabrese. Gli orari di apertura del campanile variano stagionalmente ed è consigliabile verificarli in anticipo, poiché in caso di pioggia o vento forte la struttura può restare chiusa senza preavviso.

Il Duomo è legato al culto della Madonna della Lettera, patrona di Messina. Secondo una tradizione devozionale, nel 42 d.C. una delegazione messinese avrebbe ricevuto dalla Vergine una lettera di benedizione destinata alla città. È una leggenda religiosa, non un fatto storicamente dimostrabile, ma rimane centrale nell’immaginario messinese e torna nella celebre formula latina visibile dal porto: “Vos et ipsam civitatem benedicimus”, cioè “Benediciamo voi e la vostra città”.
La Fontana di Orione, la più bella del Cinquecento europeo

A pochi passi dal Duomo, sempre in Piazza Duomo, si trova un capolavoro che lo storico dell'arte Bernard Berenson definì "la più bella fontana del Cinquecento europeo". È la Fontana di Orione, realizzata nel 1553 dallo scultore fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli — allievo di Michelangelo — insieme a Domenico Vanello.
La fontana fu voluta dal Senato messinese per celebrare la costruzione del primo acquedotto cittadino, completato nel 1547, e dedicata a Orione, il gigante mitologico che secondo la tradizione fondò il porto della città.
La sua struttura è piramidale: alla base si trova una vasca dodecagonale con quattro statue che rappresentano i fiumi Nilo, Tevere, Ebro e Camaro, sopra la quale si susseguono tritoni, naiadi e infine putti a cavallo di delfini, fino alla statua di Orione con il suo cane Sirio in cima.
Lungo il bordo della vasca principale, otto formelle marmoree raccontano episodi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, dalla morte di Aci per mano di Polifemo alla caduta di Icaro.
Come quasi tutti i monumenti storici di Messina, anche la Fontana di Orione fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1908 e ricomposta pazientemente, pezzo per pezzo, nel corso del Novecento. Oggi è uno dei rari elementi della Messina rinascimentale sopravvissuti fino ai giorni nostri, ed è particolarmente suggestiva di sera, quando l'illuminazione ne esalta i dettagli scultorei — un'ottima ragione per tornare in piazza dopo cena, quando la calca del mezzogiorno si è diradata.
La fontana è anche un buon pretesto per raccontare una delle leggende cittadine: Orione, secondo il mito locale, avrebbe fondato Zancle, antico nome di Messina. Il nome greco richiamerebbe la forma a falce del porto naturale, una caratteristica geografica ancora riconoscibile osservando la città dal mare o dai punti panoramici.
Il Museo Regionale e i due Caravaggio di Messina

Chi ama l'arte non può lasciare Messina senza aver visitato il Museo Regionale Interdisciplinare, conosciuto anche come MuMe, ospitato nell'edificio ottocentesco dell'ex filanda Barbera-Mellinghoff su Viale della Libertà. Il museo illustra l'arte figurativa messinese dal XII al XVIII secolo, con collezioni ordinate cronologicamente che comprendono opere di Antonello da Messina, Mattia Preti, Girolamo Alibrandi, Francesco Laurana e molti altri.
Il pezzo più prezioso della collezione, però, porta la firma di Caravaggio. Il pittore lombardo, in fuga da Malta dopo una condanna, soggiornò a Messina tra il 1608 e il 1609 e vi dipinse due grandi tele che oggi sono esposte fianco a fianco in una sala interamente dedicata a loro: la Resurrezione di Lazzaro e l'Adorazione dei pastori, considerate tra i vertici della sua produzione siciliana. Nella Resurrezione di Lazzaro, in particolare, gli storici dell'arte individuano un possibile autoritratto dell'artista in secondo piano, quasi di fronte a Gesù.
Tra le altre opere di rilievo custodite al museo figura anche la statua originale del Nettuno realizzata da Giovanni Angelo Montorsoli, un tempo parte della fontana monumentale oggi in Piazza dell'Unità d'Italia — la seconda grande fontana rinascimentale della città, meno nota della Fontana di Orione ma ugualmente interessante da vedere lungo il tragitto verso il porto.
Passeggiare tra il Teatro Vittorio Emanuele II e il lungomare

Proseguendo la visita del centro, vale la pena inserire nell'itinerario il Teatro Vittorio Emanuele II, inaugurato nel 1852 e tra i teatri storici più importanti della Sicilia orientale, e una passeggiata lungo il porto, dove si respira ancora l'atmosfera di città marittima che ha sempre contraddistinto Messina fin dai tempi della sua fondazione greca come Zancle.
Oggi ospita spettacoli di prosa, opera, danza, concerti e musical; anche se non riesci a entrare per una visita, fermati a osservare la facciata durante la passeggiata tra il centro e il lungomare. Un dettaglio che merita attenzione è il soffitto dipinto da Renato Guttuso, dedicato al mito di Colapesce. Il teatro collega così due aspetti fondamentali dell’identità messinese: la tradizione culturale ottocentesca e una leggenda marinara che ancora oggi caratterizza lo Stretto.
Chi si sposta a piedi tra Piazza Duomo, la Fontana di Orione, il Museo Regionale e il porto percorre in sostanza l'intero cuore della città in poche ore: un vantaggio non da poco per chi visita Messina in una tappa breve, magari nell'ambito di un itinerario più ampio in Sicilia orientale.
Capo Peloro: dove Tirreno e Ionio si incontrano
Fra le risposte migliori alla domanda su cosa fare a Messina c’è una gita a Capo Peloro, all’estremità nord-orientale della città. È il luogo in cui il paesaggio diventa più spettacolare: qui lo Stretto si restringe, la Calabria sembra a portata di mano e si passa idealmente dal Mar Ionio al Tirreno.
Capo Peloro è adatto a chi vuole alternare le visite in centro a qualche ora di mare, natura e panorami. In estate è una meta perfetta per la spiaggia e per l’aperitivo al tramonto; nelle stagioni più fresche è ideale per camminare, fotografare e osservare le variazioni di luce sullo Stretto.
Il tratto costiero è noto per le correnti e per il carattere mutevole del mare. Evita di fare il bagno in condizioni di mare mosso o in zone non sorvegliate e segui sempre cartelli, ordinanze locali e indicazioni degli stabilimenti.
Lo Stretto è bellissimo, ma non va sottovalutato.
Poco distante, il Complesso Monumentale di Capo Peloro, gestito dalla Fondazione Horcynus Orca, ospita un museo d'arte contemporanea (MACHO) allestito tra le antiche fortificazioni della zona, un'ulteriore possibilità per chi vuole scoprire un lato meno scontato di Messina, adatto anche a una visita fuori stagione, quando le spiagge sono deserte e il paesaggio acquista un fascino più malinconico e autentico.
Il Pilone di Torre Faro

Uno degli elementi più insoliti del paesaggio di Capo Peloro è il Pilone, enorme struttura in acciaio dell’ex elettrodotto sullo Stretto. Il pilone siciliano è alto 224 metri e fu costruito tra il 1952 e il 1956 per il trasporto dell’energia elettrica verso la Calabria.
Oggi non svolge più la funzione originaria, ma resta un punto di riferimento visivo e un segno di archeologia industriale. Non è una classica attrazione monumentale, e proprio per questo merita una visita: fotografa bene il dialogo tra tecnologia, mare, vento e paesaggio costiero.
Il Pilone è visibile da molte zone della riviera nord e risulta particolarmente suggestivo nelle ore serali. Per ammirarlo, abbina la tappa a una passeggiata sulle spiagge di Torre Faro e a una visita dei laghi di Ganzirri.
Le spiagge di Messina: dove fare il bagno senza allontanarsi troppo dal centro

Nonostante sia prima di tutto una città portuale e commerciale, Messina possiede diverse spiagge di buona qualità, alcune delle quali hanno ottenuto negli anni il riconoscimento della Bandiera Blu per le zone di Messina Nord, Messina Sud e Messina Tirreno.
Oltre alla spiaggia di Capo Peloro, la costa tirrenica a nord della città (zona Mortelle, Sparta, Villafranca) offre diverse spiagge sabbiose facilmente raggiungibili, con acque generalmente più calme rispetto al versante ionico.
Chi cerca invece spiagge più selvagge e con fondali rocciosi ideali per lo snorkeling può orientarsi verso la costa a sud della città in direzione Taormina, ricordando che il periodo migliore per il bagno va da giugno a settembre, mentre le passeggiate lungo la costa restano piacevoli praticamente tutto l'anno grazie al clima mite tipico dello Stretto.
I laghi di Ganzirri e Faro, la Messina più inattesa

Per una tappa di nicchia, lontana dalle immagini più prevedibili della città, scegli i laghi di Ganzirri e Torre Faro. Si trovano nella Riserva Naturale Orientata Laguna di Capo Peloro, istituita nel 2001 su oltre 68 ettari per tutelare un ecosistema di elevato interesse botanico e faunistico. La riserva ospita oltre 400 specie botaniche acquatiche autoctone e costituisce un habitat importante per gli uccelli migratori.
I due bacini hanno caratteristiche diverse. Il Lago di Ganzirri, detto anche Lago Grande, è allungato e comunica con il mare attraverso canali; il Lago di Faro, più vicino a Capo Peloro, è più profondo e quasi circolare. Quest’ultimo raggiunge una profondità massima indicata di 28 metri, un dato sorprendente se si pensa alla sua vicinanza alla costa.
Visitarli significa scoprire una Messina diversa: non il grande monumento in piazza, ma un paesaggio d’acqua salmastra, canali, barche, vegetazione e lavoro legato al mare. È un’ottima scelta per una mattinata tranquilla, per chi viaggia in coppia, per fotografi e birdwatcher, ma anche per famiglie che cercano una pausa dal centro cittadino.
Cristo Re e il Santuario di Montalto: due punti panoramici poco battuti

Due luoghi meno frequentati dal turismo di massa, ma capaci di regalare alcune delle viste più belle sulla città, meritano una menzione a parte.
Il Sacrario di Cristo Re, sulla collina della Rocca Guelfonia, fu costruito nel 1937 sui resti dell'antico castello Matagrifone per custodire le spoglie dei caduti delle due guerre mondiali. Il tempio, in stile barocco, ha una cupola sormontata da una lanterna e una croce, ed è affiancato da quanto resta della torre ottagonale dell'antico castello, dove nel 1935 fu collocata una campana di 130 quintali, tra le più grandi d'Italia.
Dal piazzale antistante lo sguardo spazia su tutta la città bassa, sul porto e sullo Stretto.
Poco più a nord, il Santuario di Montalto sorge sul sito di una chiesa trecentesca legata a una leggenda cara ai messinesi: secondo la tradizione, la Madonna apparve in sogno a un frate chiedendogli di costruire un santuario nel punto esatto in cui, il giorno successivo, si sarebbe posata una colomba in volo.
La leggenda è raccontata anche nella scenografia dell'orologio astronomico del Duomo, che riproduce la scena della fondazione del santuario. L'edificio attuale, ricostruito nel Novecento dopo la distruzione del 1908, si trova su un'altura che offre un altro straordinario punto panoramico sulla città.
Scilla e Cariddi: i mostri marini che terrorizzavano i naviganti
Lo Stretto di Messina non è soltanto un passaggio di mare, ma uno dei luoghi più mitologicamente densi del Mediterraneo. Fin dall'Odissea di Omero, le sue acque sono associate alla leggenda di Scilla e Cariddi, due mostri marini che insidiavano le navi in transito.
Secondo il mito, Scilla era in origine una splendida ninfa di cui si innamorò il dio marino Glauco; quando questi chiese alla maga Circe un filtro d'amore per conquistarla, Circe, gelosa, trasformò la ninfa in un mostro con sei teste canine, tre file di denti ciascuna e dodici zampe, costringendola a rifugiarsi in una grotta sulla costa calabrese, di fronte a Messina.
Cariddi, dal canto suo, era una naiade dall'appetito insaziabile che, dopo aver rubato i buoi di Ercole, fu punita da Zeus e trasformata in un gigantesco vortice marino, capace di inghiottire e rigettare l'acqua tre volte al giorno.
Dietro il mito si nasconde probabilmente un fenomeno naturale reale: il vortice, in dialetto chiamato "garofalo", che si forma ancora oggi tra Capo Faro e Punta Sottile per l'incontro di correnti contrarie tra Tirreno e Ionio, esattamente nella zona di Torre Faro descritta poco sopra. Le correnti dello Stretto, storicamente temute dai naviganti per la loro imprevedibilità, sono probabilmente all'origine di uno dei racconti più affascinanti della mitologia greca giunti fino a noi — e oggi, invece di temerle, è possibile ammirarle da vicino con un'escursione in barca organizzata da diversi operatori locali.
Cosa mangiare a Messina: pesce spada, ghiotta e pignolata

La cucina messinese si distingue nettamente dal resto della Sicilia per la sua impronta greco-calabrese, meno legata alla tradizione araba che caratterizza invece Palermo e la costa occidentale dell'isola.
Il piatto simbolo è senza dubbio il pesce spada alla ghiotta: tranci alti e carnosi di pesce spada — pescato tradizionalmente nello Stretto tra maggio e ottobre — cotti in un sugo chiamato "ghiotta", un soffritto a base di cipolla, sedano, pomodoro, capperi e olive verdi.
Un'alternativa altrettanto tipica sono le braciole di pesce spada, involtini ripieni cotti alla griglia e conditi con il "sammurigghiu", un battuto di olio, limone, sale, prezzemolo e origano che esalta il sapore del pesce senza coprirlo.
Per concludere in dolcezza, il dessert identitario di Messina è la pignolata: un dolce diviso in due parti, una ricoperta di glassa bianca al limone e l'altra di glassa scura al cioccolato, diffusa in tutta la provincia con lievi varianti.
Chi cerca refrigerio nelle giornate estive troverà ovunque granite artigianali accompagnate dalla classica brioche col tuppo, mentre gli amanti dello street food non dovrebbero perdersi gli arancini messinesi, riconoscibili per la caratteristica forma conica appuntita tipica della Sicilia orientale.
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